Le futugrafì.
(excusatio non richiesta, accusatio manifesta)
Come il grande (ma noiosissimo, tanto che non lo legge nessuno) Goethe, che passò da Bologna, da Sabbiuno,
senza fare la corsa dei Giardini Margherita nè tanto meno la Casaglia San Luca, scrisse un trattato sui colori,
piacerebbe anche a me scrivere un trattato sui colori e ricevere gli amici intellettuali tra cui uno fu lo Schopenauer, girare il mondo ...
Ma i sogni sono mostruosamente proibiti, le grandi insidie in giro si nascondono daperttuttto. In più non vedo bene i colori (cioè non ci vado in sollucchero).
Perciò scriverò solo delle arti rappresentative.
L`arte secondo me principe (la più bella) è il cinema. S(c)indendo infatti la rappresentazione artistica in poesia, scultura, pittura, letteratura, fotografia, musica e figure in movimento, il cinema le comprende tutte. Perciò il cinema è difficilissimo.
Perciò il grande teatro (nobilissimo e bellissimo), non uguaglierà mai il grande cinema (si veda l`Enrico quinto di Branagh, di una bellezza mozzafiato, il canto del Te Deum). Perciò le sensazioni (in video) di un grande concerto (di musica classica) non uguaglieranno mai quelle prodotte da una grande colonna sonora (le trombe di Rocky uno, una moderna Aida, o l`ocarina di C`era una volta in America o di Novecento o il sintetizzatore del chissà perché dimenticato Momenti di gloria) e finanche la musica leggera in un film supererà le canzonette ascoltate in altre circostanze.
La perfezione di certo cinema è strabiliante. Ma dietro ci sono intellettuali(in senso buono), scrittori, fotografi, musicisti, architetti, scenografi eccetera eccetera eccetera, con lo studio di mesi, se non anni. E il cinema a pensarci bene è composto da centinaia e migliaia di fotografie. Ciò si capisce bene nei video musicali (per esempio dei Cili pepper, che a me fanno abbominio) dove la camera stacca continuamente, ogni due tre secondi, per dare un senso di movimento che, le rappesentazioni delle canzoni (o la tv) assolutamente non avrebbero. Il filmato, il video, risulta così composto da centinaia di foto di gente che salta e balla con la chitarra e altri oggetti. Lo stesso effetto lo fanno altri video con femmine che cantano ammiccando mezze nude, in piscina, in posti equivoci, strusciandosi. Tutto ciò induce a me un senso di nausea e vertigine (sembrano tutti in preda del ballo di San Vito).
Tutto questo per dire che molte delle foto che vedrete qui sono scattate da me. Che non sono scenografo, architetto, pittore, fotografo, disegnatore.
Sono un tipo logico, piuttosto riflessivo (a latte versato), ma molto frettoloso (ed anche freddoloso alla 5 ville scattavo con le mani congelate), spesso timido, impulsivo, quasi mai prepotente e arrogante, e piuttosto remissivo, rinunciatario e infantile, ironico e sarcastico ma anche collerico. Tutto ciò non fa il buon fotografo. Certo la macchina digitale rispetto a quella a pellicola può offrire molti vantaggi, dal punto di vista informatico. Appassiona e permette di cogliere nelle foto particolari come il protagonista di Blow up (l`indimenticabile e compianto ... David Hammings), cosa che era impensabile per i non fotografi qualche anno fa. Di molto buono (nelle foto) c`è che i podisti quasi mai fingono nè si atteggiano e sono veri e neo-realistici, specie nel finale quando sono/siamo mezzimorti. E sono, perciò, belli (anche se, inevitabilmente, è meglio non stare in scia in quanto alcuni puzzano e/o sputano).
Il rischio che si corre è una sorta di feticismo o sindrome di Stendhal non per l`opera d`arte, ma per le foto. Ricorda molto l`amore che si aveva per le figurine dei calciatori, specie di quelli in azione. Ma tutto ciò mi sembra sia umano (troppo umano) e addirittura tipico del mondo post microprocessor(n)e.
Nella pubblicazione delle foto cerco di attenermi circa a questi criteri: a)foto venute bene b)foto dei frequentanti il sito c)foto che ho a disposizione; (non necessariamente in quest`ordine e regola non (a)stringente).
Remember!
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